MELZO













I contenuti di queste
pagine sono stati gentilmente forniti

dal
Comune di Melzo
Le sorti di Melzo, di probabili origini etrusche (per identificazione con la Melphum o Melpum ricordata anche da Plinio il Vecchio) furono legate a quelle della vicina Milano, soprattutto dalla fine del XIII secolo quando, con il conflitto tra Visconti e Torriani, iniziarono per la città tre secoli di guerre.
Su Melzo influirono inoltre la posizione geografica e i mutati equilibri politici fra Milano e
Venezia. L’episodio leggendario dell’eroina Agnese Pasta e la relazione fra Galeazzo Maria Sforza e la nobile melzese Lucia Marliani segnarono un secolo terminato con la consegna del marchesato di Melzo a Gian Giacomo Trivulzio, condottiero di Luigi XII e capostipite di una dinastia impostasi per quasi due secoli di storia melzese: due secoli di stabilità sociale ed economica ma anche di fasti voluti dal casato per abbellire le proprie dimore e gli edifici più rappresentativi del borgo.
L’assetto produttivo melzese rimase per secoli prevalentemente centrato sulle attività agricole, con una vocazione di antiche origini per il settore caseario. E’ solo verso la fine del ‘700, con la comparsa delle prime filande, che si assiste all’avvio di una nuova fase dello sviluppo cittadino, che fra ‘800 e ‘900 ha ridisegnato sia l’aspetto, fino ad allora immutato, del borgo, sia le abitudini di vita della sua popolazione. Nel 1838 la lavorazione della seta è il motore trainante dell’industrializzazione melzese, con un passaggio di manodopera dal settore agricolo a quello manifatturiero e (terminato il momento di massima espansione degli stabilimenti tessili) all’industria casearia: si delineò così la vocazione produttiva di un borgo destinato a diventare un polo alimentare di rilevanza nazionale.